“I segnalati” di G. Tedoldi

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di Alessandro Gariglianoimgres

Fulvia lava il terrazzo indossando All Star rosse. Fulvia è l’amata del romanzo “I segnalati” di Giordano Tedoldi (Fazi Editore): lei e chi narra la storia incarnano la congiunzione dei destini che si oppone all’avversione del mondo.

Un giorno Fulvia ha un battibecco con alcuni bambini. Questi la insultano e la provocano sotto casa, fino a quando non lancia una sfida. Li avrebbe bagnati tutti tramite il secchio con cui sta pulendo il terrazzo. Ma quando prende la rincorsa e scaglia in alto il secchio, uno dei bambini, nella fuga, spintona un compagno fino a farlo cadere contro un gradino di pietra di un portone dove sbatte la testa. La morte del bimbo è una faglia che destabilizza i destini. Diventa un richiamo irresistibile all’abisso: un desiderio di mortificazione infinita che seduce e pietrifica, che incanta fino alla cecità: è una passione per l’eterno, l’oblio.

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Perciò veniamo bene nelle fotografie

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di Alessandro GariglianoCopertina_-_Francesco_Targhetta_-_percio_veniamo_bene_nelle_fotografie

«D’un pianto solo mio non piango più» scriveva in una bellissima poesia Giuseppe Ungaretti a un certo punto della sua carriera. Non si capisce però bene cosa si intenda – qui e in genere – con solo mio. Se è vero, infatti, che piangersi addosso, ripiegarsi lamentosamente verso se stessi, alla lunga può suscitare noia o comunque monotonia – perfino sterilità –, è altrettanto vero che concentrarsi sulla propria, non dico identità, ma sulla singola complessa e complicata autobiografia, nell’arte, può essere la via maestra per solcare strade mai attraversate: per avventurarsi in percorsi inesplorati e, in modi autentici, cognitivi. La famigerata scrittura di sé può mostrarsi quale specchio di un periodo storico, di una generazione, specchio deformante, certo, ma proprio per questo rivelatore di verità.

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