Filippo II e don Chisciotte

tav001

Questo articolo è uscito su minima&moralia

di Alessandro Garigliano

Due figure tanto diverse, asimmetriche, non si potrebbero immaginare. Una lunga e sbilenca; l’altra bassa, flemmatica, elegante. Non sto parlando di una coppia comica, ma di Filippo II e Alonso Quijano (o Quijada: anche il nome è errante). Vissuti entrambi nel corso del crepuscolo del Siglo de Oro: il primo di nobili natali, erede di un regno enorme, con grandi occhi azzurri che facevano impressione e il secondo invece con in sorte un blasone mediocre: era un hidalgo di provincia.

Continua a leggere

Don Chisciotte, la Recherche, mia moglie e mia figlia

antonio-saura-quixoteQuesto articolo è apparso su minimaetmoralia

di Alessandro Garigliano

L’Etna sbuffa terra nera. Il balcone si riempie di cenere lavica. Una grandine monotona di pietre cade fitta dal cielo. Rimango a guardare.

Don Chisciotte, invece, lascia che a guidarlo sia il suo cavallo, Ronzinante. Si avventura lungo la Spagna e non riesce a dare consistenza alle cose e nemmeno ai nomi; il presente è solo immaginazione. Non vuole avere nessun contatto con gli oggetti comuni, quando vede il bacile del barbiere, l’oggetto non esiste fino a quando non viene rinominato, ricreato, fino a quando non diventa l’elmo di Mambrino – l’elmo d’oro meraviglioso che costò così caro a Sacripante. Il bacile è intangibile, è la realtà: l’esistenza che si fa cenere. Sempre, con Cervantes, la realtà ha la stessa inutilità malinconica dei gesti quotidiani, immemorabili. L’invenzione, al contrario, si svolge nel racconto attraverso una struttura talmente solida da schiacciare e mortificare la logica delle cose concrete.

Continua a leggere

ELIO E LE STORIE TESE, LA CANZONE MONONOTA E L’UTOPIA DEL TESTO

Questo pezzo è uscito su minima&moralia

di Alessandro Garigliano

Elio parte da un rovello, liricamente parodico: la ricerca della complessità. La voce che canta si lambicca il cervello cercando di orchestrare un’opera che sia virtuosa, che insegua melodie composite nel tentativo di ottenere una composizione rarissima. Il tono dà senso a un sentimento patetico, velleitario, che ogni artista soffre da sempre. Ma poi arriva immancabile, puntuale l’intuizione: la scoperta della semplicità. E così in poche battute si è ritmato l’excursus dello stereotipo dell’ispirazione. Allora, nel momento in cui scopre la semplicità, l’uovo di Colombo che tutti covano, ma pochi partoriscono, il narratore musicale gorgheggia compiacimento. Finalmente qualcuno sembra avere acchiappato la chimera della verità. La verità, nel luogo comune, è quella cosa che solo il candore può rivelare, il fantasma del re nudo che solo i bambini con i loro sguardi puri sono riusciti a svestire. La verità è essenziale, si raggiunge sottraendo, levando, scavando, semplificando. E’ là, c’è, esiste, aspetta, basta trovarla bruciando la tortuosità di quello che siamo. Ed Elio la stana.

Continua a leggere

Minima Commedia Umana (3/3)

di Alessandro Garigliano

Ma se contro il corpo orchestrassi una vera imboscata? Se per non farlo mai più pisciare o cacare gli togliessi cibo e bevande e lo spedissi, come un infante punito, a letto a stomaco vuoto? Chi altri è un bambino se non questo corpo che ci è capitato, prepotente e dispettoso. Immaginarlo giacere a letto a digiuno è da un lato un piacere violento, una vendetta da Conte di Montecristo, ma dall’altro è anche un’opera pedagogica, direi, necessaria.  L’ora è scoccata, la riscossa della ragione sta per partire alla carica. Non è proprio possibile ancora accettare la sudditanza di quella parte dell’uomo che dovrebbe assumere essa l’autorità. Sono migliaia e migliaia di anni che riflettiamo noi stessi in modo complesso, almeno da quando parliamo. E non sono in grado di collocare nel tempo la data di nascita dei conflitti interiori. Ma so per certo che la parte raziocinante ne è sempre uscita sconfitta. Che da sempre nell’uomo la bestia, da cui scaturisce, ha vissuto tranquilla, cacciando, mangiando, scopando, accettando il corso naturale del cosmo. E che invece alla mente è sempre toccato il compito della mediazione, confliggendo per questo col corpo, che poi è essenzialmente parte integrante di sé.

Continua a leggere

Minima Commedia Umana (2/3)

di Alessandro Garigliano

Vado a letto e non dormo, mi rigiro, mi avvito, conto le pecore, ma il sonno mi sfugge. Domani sarà una giornata campale, ho stremato anche oggi a dovere il mio corpo, e adesso dovrei ristorarmi, contattare l’oblio che rigenera per sei, sette ore, e domani rinascere. Eppure me ne sto tra le coperte stazzonate a vegliare. L’insonnia, che trascende la mente, domina e frantuma tutto ciò che appartiene a se stessa: il fisico contro il fisico si comporta da lupo!

Il racconto dello scontro tra me e il corpo potrebbe davvero non esaurirsi mai. Questo che fosse anche smilzo sarebbe comunque un corpaccione – nell’accezione che indica una struttura fisica ottusa -, lo subisco come un esoscheletro che ingombra, soffoca, e agisce con una sorta d’indifferenza sublime. Sembra d’istinto essere una fibra (un fibroma!) dell’universo, seguire ignaro i movimenti primordiali ed eterni della Natura. Lo scarto tra me che ragiono e pondero e il resto che mi completa è spaventoso anche nella sua dimensione temporale: io che vorrei, che mi arrabatto e corro ed esso che esiste come fosse sempre esistito, come fosse partecipe del centro della terra e della sua nascita.

Continua a leggere

Minima Commedia Umana (1/3)

di Alessandro Garigliano

Corpo, tu mi tradisci. Tu sei meschino, brutale, immutabile. Sono anni che ti odio, che monologando (tecnicamente sarebbe un soliloquio, non essendoci stato per fortuna nessuno spettatore), corpo, io ti frustro, a te impassibile, ti denuncio come mio limite. Tu sei il mio limite, la mia croce. Senza di te chissà dove sarei, che conquiste avrei fatto, avrei liberato ambizioni, mi sarei scelto la vita. Ma tu corpo ti opponi, fai resistenza passiva. Perché tu non sei solo arti e organi e muscoli e tutto quello che rimane di fisico, di volontario e di involontario, tu sei anche altro… e intanto vorrei  dire che di volontario tu non hai un bel niente, e questo è il punto. Il punto è che non sei controllabile, che non ti si può comandare, non si può decidere cosa farti fare e cosa non fare. L’esempio più chiaro è quello dei muscoli, i muscoli volontari. Certo che posso contrarli e distenderli, lo posso fare anche decine di volte. Ma per quanto tempo è possibile? Fino a quale livello di tensione posso riuscire a contrarre un bicipite? La sostenibilità dei pesi che sollevo è pur sempre limitata, per quanto possa allenarmi, insomma, non riuscirò mai a sollevare la luna.

Continua a leggere