Le tolga le mani di dosso, presidente!

di alessandro garigliano

Finalmente ho sorriso. Non più indignazione, sentimento che ormai di frequente dissolvo nella disperazione. Ho di nuovo sorriso rivedendo una scena di Ritorno al futuro. Si vede apparire  McFly, George McFly, in un impeccabile smoking bianco, abbagliante, anni ’50. Siamo all’uscita della scuola per il ballo di fine anno e George ha un portamento nuovo.  L’avevamo sempre visto tremolante ripararsi contro i nemici, ma pavido anche nell’affrontare l’amore. Invece, adesso, sebbene si muova pur sempre dinoccolato, sembra cercare qualcosa. Non ha più lo sguardo smarrito sotto l’acconciatura brillantinata e geometrica, ora, pur non sapendo che direzione percorrere, nonostante si giri intorno privo di certezze, dà nettamente l’impressione di chi sa cosa vuole, di trovarsi al cospetto di un’emergenza inderogabile. Cammina e sembra un uomo.

Non si è trasformato in un ciclope ignaro di dubbi incedendo in modo marziale, per niente, annusa però il pericolo che si possa abbattere contro di lui con la forza di una tragedia antica: perdere la donna amata. E allora butta tutti i pesi del corpo in avanti scoordinato, fino a quando non  individua la macchina posteggiata, dove all’interno giacciono Biff e Lorraine.

Biff. Biff è l’archetipo degli incubi adolescenziali, il cattivo che ci ha perseguitato ai tempi della scuola e che continua ad angosciarci nei sogni della maturità. Biff è proprio quel tipo di bullo incosciente che per certi versi suscita rispetto, che si trascina dietro non amici, ma gruppi di fedelissimi, pronti a farsi coinvolgere nelle più perfide violazioni della sensibilità, disposti insieme al capo a pervertire l’ordine di un età. Biff è nella macchina e sta molestando Lorraine.

Ma Lorraine è l’Italia. Per questo ho sorriso di nuovo pensando alle sorti del mio paese. Perché ho finalmente visto arrivare il mio eroe: timido, composto, educato, balbettante e colmo di tic. Nell’esatto momento in cui l’Italia si riflette supina in uno squallore circense, schiacciata in raffigurazioni umilianti di baccanali mediocri, il mio eroe ha iniziato a correre. E corre senza controllo, come se le braccia snodate remassero contro la resistenza dell’aria. Si precipita fino a trovarsi trafelato davanti all’abisso, e allora s’inchioda. Il busto pende in avanti, barcolla testimoniando l’incertezza residua, ma connaturata, e alla fine l’equilibrio viene trovato di nuovo. E’ in questo momento, nel momento esatto, che attacca l’incedere fermo ed elegantissimo di George McFly. Falcata lunga, si abbottona la giacca, il mio eroe, ricompone la dignità che aveva smarrito negli anni e procede. E alla fine, con un coraggio per lui smisurato, caricandosi dell’audacia che appartiene a ogni cittadino italiano, non radicale e non militante, a ogni uomo comune, arriva davanti alla macchina, ignorando incertezze, e spalancata la portiera, sente che è l’ora di dettare la propria obiezione al Biff Berlusconi di turno: “Ehi, tu porco, levale le mani di dosso!”.

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