Nessun dolore

di Simona Carfì

Bisogna farsi una regola costante di criticar tutto e tutti,

prima di credere bisogna domandarsi sempre come primo dovere:

perché io devo credere questo?

Augusto Murri

Mi è stato chiesto di scrivere un pezzo sui vaccini. Ci ho pensato su parecchio. Non  riuscivo mai a mettere nero su bianco le mie idee, seppure queste mi fossero chiare. Penso di aver capito il perché. Nessun argomento come quello dei vaccini mette in evidenza la necessità che il genitore che si occupa del figlio sia un adulto “consapevole”.

Sui vaccini è stato scritto tanto, certo non abbastanza.

Chi è favorevole, non fornisce prove irrefutabili dell’efficacia dei vaccini, ma piuttosto, di fronte a genitori dubbiosi, si lancia in esclamazioni sulla mancanza di responsabilità, sul fatto che i vaccini sono obbligatori, che tutti i bambini li fanno e che tutti i genitori li fanno somministrare ai loro bambini senza tante storie.

Chi si dichiara assolutamente contro, ha la pregevole caratteristica di fornire molte informazioni sui vaccini e sui danni da essi provocati, a volte, però, correndo il rischio di attribuire a tale pratica, danni e malattie al di là delle sue reali capacità.

Non nascondo una certa simpatia per chi non si accontenta di quanto dice o non dice la medicina ufficiale rispetto all’efficacia dei vaccini: siamo tutti d’accordo nel ritenere le minacce e le intimidazioni motivazioni non convincenti, no?

Non voglio entrare nel merito, ma ritengo utile portare, ed è quello che faccio nel mio lavoro, il dubbio nelle menti dei genitori, per cui consiglio loro testi sull’argomento e gruppi di discussione, per far sì che se ne facciano un’idea e possano essere in grado di decidere di sottoporre i loro figli ai vaccini perché li ritengono efficaci e non perché obbligati a farlo.

Non scriverò, quindi, propriamente dei pro e dei contro dei vaccini, ma, in qualche modo, ne parlerò, perché ho cercato di capire la logica del “vaccinare”.

Dal lavoro fatto in questi anni con i genitori e i bambini ho potuto constatare che sembra esserci una motivazione profonda, inconscia, alla base della logica del “vaccinare”. C’è l’idea di prevenire le malattie, di evitare al bambino il rischio, di minimizzare l’impatto…

Si capisce, così, perché il fervore medico colluda facilmente con la preoccupazione genitoriale.

Cos’è che spaventa tanto il genitore? Cos’è che lo rende così preoccupato da fidarsi ciecamente? Da non riuscire più a riflettere, a ragionare. Se, infatti, si fermasse a riflettere, il nostro amato genitore, potrebbe facilmente notare che le malattie sono tantissime e i vaccini no; che i rischi sono infiniti e che, spesso, non si possono prevenire; che il “senso” di un genitore non è evitare la frustrazione, ma essere disponibile all’ascolto dell’emozione che questa comporta!

Io credo che ciò che spaventa maggiormente l’adulto è la possibilità di tollerare il dubbio, l’incertezza, il prendere coscienza che non c’è niente che mette al riparo dai rischi, che non c’è niente che ci protegge da quel dolore che proviamo dentro e che brucia come un fuoco, quando ci accorgiamo che il nostro bambino, nonostante tutto, nonostante noi, possa soffrire.

Fare i conti con tutto ciò non è facile, può essere il lavoro di una vita. La soluzione, poi, non è il lieto fine che tutti vorremmo. La soluzione è che non esistono soluzioni e che l’unica cosa possibile è che dobbiamo fare i conti con la nostra finitezza.

Il “genitore quasi perfetto” allora è quello che si rimette continuamente in discussione, quello che non ha le soluzione già “impiattate”, quello che non ha mai la risposta pronta; ma che si interroga continuamente sul suo operato e sulle scelte che fa anche a nome del figlio.

Ho riletto quanto ho appena scritto e non posso fare a meno di pensare che chi leggerà penserà quanto il mio discorso sia lontano da un pezzo sui vaccini. Rileggendo ho pensato: forse no.

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