Una canzone senza parole

di Simona Carfì

Il latte della madre non affluisce come un’escrezione,

ma è una risposta a uno stimolo e lo stimolo è la vista,

l’odore e la sensazione del bambino e il suo pianto

che segnala il bisogno.

Sono una cosa sola la cura della madre per il suo bambino

e l’alimentazione periodica che si sviluppa come se fosse

un  mezzo di comunicazione tra i due,

una canzone senza parole

D.W. Winnicott, 1987

 

Perché l’allattamento materno? Sul piano biologico la domanda è ridicola. E’ ovvio infatti che sia meglio nutrire il cucciolo d’uomo con il latte prodotto dalla femmina umana, piuttosto che dalla femmina bovina. Per precisione, mi pare utile far notare che nessun altro mammifero, eccetto l’uomo, nutre i propri cuccioli con il latte di un’altra specie.

Il latte materno è sempre l’alimento ideale per il bambino. Esso infatti contiene tutti i nutrienti di cui il bambino ha bisogno: proteine e grassi adatti al lattante nelle giuste quantità; lattosio, lo zucchero del latte; vitamine nella quantità adeguata, tanto che non è necessario fare delle integrazioni; ferro, quel che serve per non sviluppare un’anemia; acqua a sufficienza, cosicchè non è necessario darne dell’altra. Il latte materno, inoltre, contiene speciali anticorpi che proteggono il bambino dalle infezioni fino a quando non sia attivato il suo sistema immunitario.

I bambini allattati al seno raramente soffrono di obesità, grazie al meccanismo di autoregolazione che s’instaura nella dinamica appetito/sazietà: quando il bambino ha fame succhia il seno pieno di latte, dopo, quando è sazio, diminuisce l’intensità della suzione e, contemporaneamente, diminuisce l’offerta di latte.

Il latte materno è un alimento che ha del miracoloso: esso cambia la sua composizione durante la poppata, infatti all’inizio è costituito principalmente di acqua e zuccheri, successivamente arrivano le proteine e, in ultimo, i grassi, responsabili, oltre che della crescita ponderale del bambino, anche della sua caduta nel sonno… tutti noi abbiamo ben chiara questa immagine! La modificazione del latte non avviene soltanto durante la poppata, ma anche da una poppata all’altra, nelle varie ore del giorno; varierà da giorno a giorno e, complessivamente, nel tempo, seguendo il ritmo e le esigenze della crescita del bambino!

Credo che quanto detto, seppur in maniera piuttosto sintetica, basterebbe, di per sé, a promuovere e sostenere l’allattamento al seno, che è ancora, purtroppo, a rischio di estinzione. Invece il suo compito è appena cominciato.

Dopo il parto, madre e figlio, hanno bisogno l’una dell’altro: la madre si sente rassicurata dalla vista del piccolo e dal fatto di sentirlo vicino; in tal modo, l’allattamento produce in lei un aumento del proprio “istinto materno”, quindi una maggiore capacità di rispondere ai bisogni del bambino. Il bambino, d’altra parte, si sente rassicurato dalla vicinanza con il corpo della madre, sostenuto dalle sue braccia, cullato dalle sue carezze e nutrito dal suo seno (A. Montagu, 1989).

Ciò di cui ha bisogno il bambino subito dopo la nascita è, come riferisce M. H. Klaus, un ambiente che si avvicini quanto più è possibile a quello intrauterino: qui egli era avvolto, sostenuto e cullato entro il suo ambiente amniotico, fuori egli necessita del continuo sostegno della madre, di essere tenuto e cullato nelle sue braccia, in stretto contatto con il suo corpo, inghiottendo colostro e latte, invece che liquido amniotico.

Il neonato umano nasce prima che la sua gestazione sia completa: infatti il ritmo di accrescimento del cervello procede così velocemente durante l’ultimo mese di gravidanza che la sua continuazione nel ventre renderebbe impossibile la nascita (il feto deve nascere quando il capo ha raggiunto le dimensioni massime compatibili con il suo passaggio attraverso il canale naturale), quindi la maturazione si completa al di fuori del ventre materno (A. Montagu, 1989). La gestazione non termina con la nascita, ma dopo il periodo all’interno del grembo (endogestazione), continua al di fuori di esso (esogestazione). E’ stato proposto che il limite dell’esogestazione si ponga nel periodo in cui il bambino comincia ad andare carponi speditamente (in media la medesima durata dell’endogestazione).

Mi sembra utile concepire l’allattamento materno come elemento facilitatore della relazione, infatti come ricorda anche Anzieu, in occasione della poppata, il bambino è tenuto tra le braccia, stretto al corpo della madre di cui percepisce l’odore, il calore e il movimento, portato, cullato, manipolato, accarezzato, il tutto accompagnato da un bagno di tenere parole. Tutte queste attività portano il bambino a differenziare la sua pelle come un’interfaccia tra un dentro e un fuori.

L’allattamento costituisce la più intensa e piacevole forma di comunicazione fra madre e bambino: azzerate le interferenze esterne, madre e bambino sono concentrati su sè stessi e sul loro essere insieme; la loro comunicazione, fatta di sguardi, di gorgoglii, di risatine e di amorevoli parole è perfetta.

La madre che si dona (e non “che si sacrifica”) al figlio genera in lui un positivo sentimento del sè e quindi una solida base alla fiducia in se stesso in quanto essere vivente: un bambino complessivamente soddisfatto tenderà poi a vivere con piacere e a trasmettere agli altri la sua gioia di vivere.

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